Stampa

CARROZZE TIPO 1921 E TIPI DERIVATI

(dati e testo tratti dal sito Il deposito.net)


La carrozza tipo 1921 in una foto d'epoca.


Il modello scala 1:160.

Il tipo 1921 è la prima ordinazione di carrozze a cassa metallica per le neonate Ferrovie dello Stato e furono classificate con le serie Az 10.000, Bz 20.000, Cz 30.000 e ABz 50.000, con queste carrozze si offrivano sicurezza, funzionalità e robustezza rispetto alle precedenti con cassa in legno. Inizialmente furono consegnate le miste di I e II classe per servizi internazionali, per i quali il parco FS era particolarmente carente ma dal 1926 cominciarono ad entrare in servizio anche quelle di III classe.

Furono consegnate tra il 1922 ed il 1930.

 

Classificazione di origine Classificazione nel 1983 Unità costruite Unità in servizio nel 1983 Anni di costruzione
ABz 50.100-369 5083 27-08 000-135 B 270 23 1922-23, 1926
5083 17-18 100-118 A 19
5083 37-18 050-065 AB 13
ABz 50.500-716 5083 17-08 000-075 A

217

85

1931 (ord. 1929)

5083 17-18 100-124 A

5083 37-18 100-170 AB

54

Az 10.000-099

5083 17-18 000-066 A

100

55

1927-28

5083 37-18 000-017 AB

17

Bz 20.000-219, 221-270

5083 18-08 000-012 A

270

47

1927-29, 1931-32

5083 18-08 094-099 nA

5083 18-08 200-368 A

Bz 20.220

5083 18-48 199 A

1

1

1931 trasf. 1970

Bz 30.000-552, 560-709

B 30.000-552, 560-709

703

84

1925-30

Le unità 30.553-559 sono state trasf. In carrozze salone e nella Bz 20.220

 

Colorazione

Alla nascita delle FS nel 1905, il materiale rotabile adottò lo schema di colorazione delle Rete Adriatica: cassa verde vagone, con imperiale cenere e carrelli e sottocassa nero. Nel 1936 sui veicoli per viaggiatori FS fu adottato uno schema completamente nuovo, visto che il verde era diffuso in tutta Europa, che suscitò sorpresa e gradimento. La nuova livrea comprendeva uno schema bicolore castano per carrelli e parte bassa della carrozza e isabella per la parte corrispondente ai finestrini, con imperiale alluminio. Nel 1961 fu eliminato l’isabella, per cui le carrozze venivano verniciate tutte in castano, carrelli compresi ed imperiale alluminio. Furono mantenute le scritte in giallo come per entrambi i casi precedenti. Con le prime carrozze UIC-X (1964) fu adottato come colore unico il grigio ardesia, con imperiale alluminio e carrelli in nero, che venne velocemente esteso a tutto il restante materiale.

 


La lastrina in alpacca realizzata da Alpen Modell.


La lastrina delle poltrone.


IL TELAIO:

 


Il pezzo del telaio staccato dalla lastrina.


Piegare a 90° i longheroni del telaio 1 assicurandosi che sia perfettamente allineato.


Quindi, seguendo le incisioni, si piegano anche i pezzi delle estremità lasciando il gradino piatto. Saldare con piccoli punti sottili le parti piegate per irrobustirle. Però, prima di saldare, staccare il telaio 2 e controllare che entri bene tra le parti piegate, diversamente si avranno difficoltà una volta bloccate. E’ anche importante fare delle saldature molto sottili che non costituiscano ostacolo al telaio 2 per farlo aderire bene al telaio 1. Una volta che si sono consolidate queste parti, con molta prudenza si piega il gradino. Se la saldatura è forte non si staccherà.


Il telaio piegato e saldato.


Una delle estremità finita.
Ora si può posizionare il telaio 2 sotto al telaio 1 e saldarlo curano l'allineamento dei fori.


Piegate le casse bella batterie dell’illuminazione 3 e del riscaldamento 4 si devono saldare alla parte sottostante il telaio servendosi delle apposite asole. Le casse delle batterie hanno un solo lato inciso ed è evidente che questo va all’esterno. Quelle del riscaldamento hanno entrambe i lati incisi, quello esterno è quello raffigurato nella foto.


Ora si devono saldare 2 dadi da 1,4 mm nelle apposite asole del pezzo 5, i dadi, naturalmente, vanno saldati in modo ben solido per evitare distacchi quando il modello sarà finito.


Si piegano le alette.


Dopo aver piegate le alette, si incastrano nelle asole del telaio in corrispondenza dei fori per i carrelli e si saldano. Il progettista raccomanda di non molare la parte delle alette che spunta sull’altro lato del telaio perché servirà come battuta del cinematismo del gancio.


A sinistra le casse delle batterie dell'illuminazione 3. A destra le casse delle battere del riscaldamento.


Le casse saldate sotto al telaio.


I serbatoi sono microfusioni. Hanno dei perni per il corretto posizionamento. Purtroppo, nel mio modello, quello più grande ha i perni non ben allineati e una volta inseriti nei fori rimane un po’ storto. Ho provato ad allargare i fori per creare il gioco necessario a raddrizzarlo, ma l’operazione è riuscita solo in parte. So che tanti preferiscono le microfusioni, soprattutto per comodità. Io no, avrei preferito un serbatoio da costruire con il lamierino arrotolato e le fascette saldate (tipo Malinverno nella 626, per intenderci). Con le micro fusioni, per saldarle, si deve scaldare molto il pezzo e per non rischiare distacchi ho dovuto coprire molte parti con cotone bagnato.


Le condotte 6 e 7.


Il telaio visto da sotto.


La cassa:


La cassa staccata.


L’operazione di piegatura dei fianchi della cassa, che nelle istruzioni viene liquidata con una sola riga, è assai complessa. La parte superiore è molto debole a causa della vicinanza dei finestrini alla linea di piega. Il telaio del tetto lo stesso. A complicare la cosa c’è la lunghezza della carrozza. Per aiutarmi, ho bloccato delle barrette di alluminio tagliate un po’ più lunghe del necessario e ho stretto tutto nella morsa, poi, piano piano ho fatto leva e l’ho piegata. Malgrado le precauzioni sono dovuto intervenire con parecchie correzioni.


Le fiancate piegate.


Le estremità delle fiancate devono essere piegate all’interno e poi si saldano.


Saldati due dadi da 1 mm nelle apposite asole, si piega anche la parte estrema.


I musetti 9 devono essere piegati lungo le due linee verticali, si saldano i corrimano 10 interni ai soffietti.


Le 2 mensole reggi soffietto 11 e il tettuccio. Una nota particolare merita la descrizione del fissaggio del pezzo 12, il tettuccio del soffietto. Nelle istruzioni non ci sono indicazioni particolari, ma se si sceglie il soffietto chiuso (nella lastrina c’è sia la soluzione chiusa che quella aperta) la curvatura del tettuccio deve permettere l’inserimento, sotto, del telaino del soffietto stesso. Io non sapendolo, non ho fatto questo controllo e al momento di inserire il soffietto non entrava. Ho risolto il problema mettendo quello aperto, infatti, in questo caso il telaino resta fuori dal tettuccio.


Ai lati delle porte si saldano i due corrimani 13 e, solo su un musetto si salda il tirante del freno, dall’interno, utilizzando il forellino che viene coperto. ATTENZIONE: il tirante del freno, nelle istruzioni,viene indicato come particolare 14, invece è il 7. Ma l’errore non rischia di compromettere il montaggio, i pezzi sono talmente diversi che è impossibile sbagliare. Finiti di saldare tutti i particolari limare bene l’interno, le sporgenze non devono costituire ostacolo all’accoppiamento con la cassa, in caso contrario, il musetto resterà staccato e il tetto sarà corto.


I soffietti, naturalmente, devono seguire la sagoma del telaino. Non ci sono tacche che indicano l'esatto punto di piegatura, pertanto si deve confrontare bene i pezzi.


I soffietti piegati e fissati ai telaini.


Un soffietto provato nella sua sede. Ci sono degli incastri che devono entrare nelle piccole asole corrispondenti.


La struttura interna del tetto.


Il tetto  piegato e provato sulla carrozzeria


Una delle casse dell'acqua.


Prova di montaggio prima della coloritura.
Qui va fatta una precisazione: il tetto con le chiodature e le casse dell'acqua va bene per tutti i modelli tranne quello con la colorazione verde vagone.
Infatti, questa versione, aveva la copertura in tela olona colorata grigio cenere e solo i ricaschi erano chiodati.
Comunque, non è esatto, come è stato scritto su TTM e su alcuni siti, che questa è l'unica finitura che non si può realizzare.
Basta fresare le chiodature (ricasco escluso), con un dischetto abrasivo e in un paio di minuti si ha un tetto liscio come la tela olona.
Anzi, io avevo già il modello finito e ho apportato la modifica senza problemi, quindi è assai più facile farlo in fase di montaggio.
Naturalmente non vanno inserite le casse.
Ed è proprio questa la soluzione che ho adottato per il  mio modello a dimostrazione che anche la verde vagone si può fare.


I carrelli:

 

 


Uno dei carrelli appena staccato dalla lastrina.


Le balestre dei carrelli si devono piegare a 180° a fisarmonica si inizia con la scatoletta del grasso girata sulla balestra dal lato della rigatura. Si procede poi con i punti i piega B, C e D. Si allineano bene i pezzi e si saldano assieme.


Le fiancate, ora si sollevano a 90° nel punto E.


Ora si piega la parte esterna del telaino nel punto F e si inclina sino a che la parte superiore coincida con quella superiore della lamella laterale. Quest’ ultima si piega a 90° facendola coincidere con l’altra. Tenendole bene allineate con le pinze si saldano.


Il telaino29 prima della piegatura e, a destra,dopo la piegatura


Il telaino29 va fissato all’interno del carrello dopo aver piegato a 90° i ceppi dei freni.


Le balestre centrali 31 devono essere piegate sino ad assumere la forma che nelle istruzioni viene indicata con la lettera M. (nella foto a destra).


Poi si incastrano nell’apertura centrale facendole entrare dall’interno. La linguella piatta verticale serve come scontro. Mario, il progettista, ha detto che lui le ha montate con la linguella in alto perché non sporga sotto. Io le ho montate alla rovescia perché rimanesse in alto, in vista, il lato opposto che è quello con una curvatura più regolare. La linguella l’ho fresata.


Le balestre inserite nei carrelli e viste da sotto.


La parte centrale della tiranteria dei freni 30 va piegata a 90°facendo ruotare il pezzo e tenendo ferme le parti laterali. Ho accorciato le estremità facendole combaciare con i fori dei ceppi dei freni e le ho fissate con un punto di saldatura. Il cavallotto centrale della tiranteria va rivolto verso il basso in modo da non ostacolare l’inserimento degli assali. Ora si piegano gli scalini 32 fissandoli tra di loro grazie alla linguetta R e controllando bene il parallelismo. La parte in eccesso della linguetta S va tagliata. Saldare infine gli scalini sul carrello sopra la traversa di testa.


I carrelli finiti visti da sotto (a sinistra) e da sopra.


I carrelli vanno fissati al telaio con viti da mm 1,4 e interponendo tra carrello e telaio un distanziale in plastica, senza stringere eccessivamente, in modo da lasciare un certo gioco al carrello che gli permetta di ruotare liberamente. Quando si sarà sicuri che vada bene si bloccherà la vite con una goccia di colla per evitare che si possa svitare.


 

Gli interni:

Gli interni sono dettagliati come le parti esterne: tramezze, sedili, gabinetti, insomma tutto. Il loro montaggio é più semplice di come appariva vedendo il prototipo montato. Io ho deciso di non saldarli, dato che in quel caso una coloritura accurata sarebbe stata praticamente impossibile, ma di incollarli dopo aver colorato le varie parti staccate. Nella versione verde vagone le pareti erano un giallino molto chiaro, i sedili in velluto rosso e i poggia testa bianchi.


Il pezzo 4 con le pareti e il fondo dell'interno ancora da piegare.


Piegato.


La lastrina con i pezzi per realizzare i sedili completi di poggia testa.

 


Una fila di sedili finita. Staccato il pezzo 14 si piegano le parti laterali sulle linee incise. Per realizzare i sedili, si piega a U la struttura 19, le sedute 20 si piegano a Z. Da dietro si inseriscono nella struttura 19 i braccioli centrali collegati ai poggiatesta laterali, si posizione la seduta e si salda il tutto.

 


Finita:

Per la finitura ho scelto la colorazione verde vagone, tetto cenere e sotto cassa nero che è stata usata dal 1921 al 1936.
Come ho accennato nella descrizione della realizzazione del tetto, avendo scelto la versione verde vagone, ho dovuto leggermente modificarlo, ma è una cosa veramente da nulla, che permette di realizzare un tipo di carrozza che a me piace molto.
Qui, per la prima volta, assieme a parti colorate con colori al nitro, ho usato i Puravest all'acqua e con aerografo. Devo dire che se ben usati e ben diluiti non si notano differenze.


La carrozza finita e colorata e con le scritte.