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io e i miei trenini

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FS Aln 990 scala N

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Fs ALn990 scala N:

Il modello scala N della ALn990 é stato realizzato da Lineamodel con un misto di fotoincisione e fusione.
Io ho intenzione di farne uno con la sua motorizzazione e uno folle.
E', stranamente, uno dei modelli più belli e nello stesso tempo meno assemblati di questa scala.
Documenterò le varie fasi del mio lavoro.

 


 

Fs ALn990 scala N:


La ALn 990.3024 - foto di Stefano Paolini

Alla fine del secondo conflitto mondiale che aveva arrecato danni gravissimi alle infrastrutture ferroviarie si prospettò l'esigenza di un rilancio del trasporto passeggeri veloce e confortevole sulle linee della rete complementare in cui l'armamento, in condizioni tutt'altro che ottimali, non permetteva l'uso di materiale ordinario adatto.
Ci si rivolse di nuovo al settore automotrici che permettevano con il loro basso peso assiale la circolazione in rango
"B". Si cercò inoltre di progettare un mezzo che potesse essere accoppiato, nei percorsi lunghi con differente sistema di trazione, anche alle nuove elettromotrici del gruppo 840 e quindi dotato di mantici e pedane accoppiabili per l'intercomunicazione. Fu così che si sviluppò il progetto della grande automotrice ALn 990. Nel 1947 venne perfezionato l'ordine alle due grandi aziende Fiat e OM per una fornitura di 24 automotrici la prima e di 39 la seconda. Come da norma di catalogazione, le ALn Fiat furono immatricolate come serie 1000 e le OM come serie 3000. Le due prime unità Fiat, ALn 990.1001 e 1002, furono consegnate nell'estate del 1950 e provate sulla linea Milano-Venezia. Via via che venivano consegnate, furono assegnate al deposito locomotive diTorino, poi di Treviso e infine di Palermo. In seguito tutto il gruppo delle Fiat, dal 1964 in poi, venne trasferito in blocco al deposito di Palermo ove rimase fino alla fine impiegato per treni a percorrenza medio-lunga e di livello. Le macchine OM vennero consegnate negli anni tra il 1950 e il 1953 ed assegnate in vari depositi della Toscana e del centro-nord dove all'inizio vennero utilizzate per servizi di una certa importanza ma gradualmente decaddero ad effettuare treni locali e regionali.
Nei primi anni di esercizio le ALn 990 trainarono treni di un certo prestigio, rapidi come il Palermo-Catania e il Palermo-Trapani, e direttissimii come La freccia delle Dolomiti, tra Milano e Calalzo, il Palermo-Catania-Siracusa che attraversava cinque province, o il diretto Milano-Aosta-Pré-Saint-Didier. Con le elettrificazioni e l'entrata in servizio dei rotabili più versatili del gruppo ALn668 pian piano le grandi automotrici vennero relegate a servizi sempre meno adatti e a carattere locale per essere in buon numero accantonate già alla fine degli anni settanta.
(Notizie tratte da Wichipedia)

Il montaggio:


La cassa (pezzo N° 20), nella confezione é già staccata e con il tetto curvato.


Purtroppo, però, la curvatura é stata fatta  in modo sbagliato, la parte del tetto é troppo ampia, ne risulta che le porte, in alto, sono curvate anch'esse.


Comunque, per modificare la curvatura ho seguito il metodo usato da Carlo Maldifassi, mi sono fatto una sagoma di legno che avesse la giusta curvatura e su di essa ho ribattuto la lamiera eliminando i difetti.



Le porte ora sono dritte.


Per fissare la cassa alla motorizzazione servono i particolari 8 e 9


Piegate le lamelle che ospiteranno il dado le ho rinforzate con un punto di brasatura nell'interno della piega.
Poi, inserito il dato 13V nell'apposita impronta l'ho brasata con abbondante stagno.
Questa brasatura deve essere molto solida perché sarà fondamentale per tenere il telaio legato alla cassa.


Ho brasato le staffe con il dado all'interno della cassa, usando come riferimento per la centratura i due rettangoli a rilievo che vanno incastrati nel rettangolo corrispondente in mezza incisione.


I due musetti in fusione di ottone. Non sono molto belli, la griglia in basso è improponibile.

 


Purtroppo la cassa in fotoincisione già piegata non coincide con il musetto in fusione.
Nella prima foto si vede che appoggiando la cassa al tetto del musetto i fianchi appaiono decisamente larghi.
Nella seconda si nota che tenendo fermo il tetto e facendo aderire i fianci della cassa a quelli del musetto il fascione in basso scende troppo e le due parti non coincidono.

Malgrado  i difetti evidenti, ho deciso di portarle avanti. Ho adottato due sistemi diversi.

In una ho saldato al musetto la parte bassa facendo coincidere il fascione; lo spazio sopra la cabina l'ho riempito con stagno e poi ho limato tutto cercando di renderlo liscio, ma un po' di gradino si nota.


Nell'altro, quello sopra, ho tagliato longitudinalmente il tetto, ho tolto il giusto, ho risaldato le parti e lisciato con stucco.


IL pezzo del telaio per il modello folle e di seguito la sequenza delle pieghe.



I carrelli e i fianchetti in microfusione montati. I perni all'interno vanno spianati per non creare ostacolo. A sinistra per il carrello con gli  ingranaggi a destra quello folle.


Essendo che un lato dei carrelli con ha le ruote isolate e che la corrente viene trasmessa al motore tramite il telaio, ho ritenuto utile isolare i carrelli internamente dove possono esserci contatti accidentali con le ruote dell'altra polarità. Per fare questo ho dato una leggera passata si stucco bicomponente che, solidificando, diventa molto duro e resistente.


I ganci di traino.


Questa è la motorizzazione fornita da Lineamodel (è il modello vecchio, ora sono decisamente migliorate e montano due motori).
A testimonianza che questo modello non è tra i migliori usciti dalla ditta del Sig. Pisano, il carrello con gli ingranaggi è stato montato alla rovescia e come si vede alla stessa polarità del motore sono collegati i fili che prendono corrente da entrambe le rotaie, provocando un evidente corto circuito.

 


Un particolare del carrello motorizzato.

I respingenti sono in microfusione, non molto belli, ma ci sono e quindi...
A riconferma che questo è un modello non proprio fortunato, in questi anni di inattività, quelli di una confezione sono andati persi.
Allora ho deciso di farli io.


Così si presentano nella confezione (uno l'avevo già staccato).


Dopo aver staccato il pezzo di collegamento, ho limato il sostegno portandolo un po' meno dello spessore dei piatti dei respingenti. Questo perché essendo quelli originali un po' troppo spessi, li assottiglierò.


Ho staccato i singoli respingenti e un pezzetto per il piatto di quello mancante.


Li ho modellati curvando i piatti di due e portati alla lunghezza giusta.


Ora devo ricostruire quello corrispondente al respingente staccato. Il piatto l'ho curvato e forato con una punta da mm 1,1. Ho preso un pezzo di tondino di ottone diametro mm. 1.


Ho infilato il tondino nel foro facendolo leggermente uscire, ho saldato a fiamma in modo che la saldatura sia forte e sottile. Ho tagliato la parte eccedente del tondino e ho lisciato per bene. Come si vede, la fiamma ha fatto penetrare talmente bene lo stagno che non si nota neppure l'impronta del tondino.


Non è rimasto che accorciare il tondino e separare gli altri respingenti. Ultimo lavoro, rifilare i gambi alla stessa altezza togliendo le bave.


I respingenti montati nelle loro sedi.


La coppia di Aln990 con i respingenti montati.
Devo dire che farmeli è stato veloce e divertente.

 

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